Intervista a Kappa – Ammonia Records

Ciao a tutti, da qualche tempo mi saltella in mente il pensiero che ormai, alle porte del 2014 , ci sono veramente tante band in giro che vogliono vedere pubblicati i propri lavori, ovviamente parlo di persone che mettono l’anima in quello che fanno per raccontarsi sul palchi del globo e non dei musicisti della domenica che, come dice il protagonista di questa intervista, vantano l’abilità di IMITARE Axl Rose meglio di lui stesso; Quindi ho il piacere di presentarvi Kappa, burocraticamente Alfredo Cappello (Ammonia Records), che ho intervistato per capire meglio come funziona il mondo discografico.Kappa

Ciao Kappa, che bello averti sul mio blog, dai iniziamo sparati che siamo in diversi a volerci mettere le mani tra i capelli (scusa il doppio senso).

1. Quali sono i cambiamenti che bisognerebbe adottare per ottenere gli ingredienti base per la realizzazione un disco di rivoluzione in relazione ad un numero come 2014?

Secondo me non si può ragionare su ingredienti base da adottare, e poi bisognerebbe capire cosa si intende per rivoluzione. Qualunque contesto rivoluzionario si scelga la musica non può prescindere dal suo elemento base, ossia la canzone, senza quello, tutto il resto che è di contorno non conta nulla.

2. Quali sono le maggiori difficoltà che implicano produrre e promuovere un disco?

La rivoluzione digitale, o come vogliamo chiamarla, ha cambiato le regole del gioco. Un tempo era semplice, c’erano dei giornali, c’erano degli accordi economici tra editori e label, e si oscillava tra l’entusiasmo mirato e il 6 politico nelle recensioni… non che il gioco fosse sempre questo, ma senza dubbio aveva un ruolo, perchè appena sono finiti i soldi alle etichette a causa della crisi economica (e non certo della pirateria che è sempre esistita), casualmente tutte le riviste hanno chiuso o sono andate in una profonda crisi anche loro. Al loro posto è cresciuta una giungla di webzine e magazine online, spesso improvvisati, molto spesso frutto dell’entusiasmo di pochi che giocavano al “pulitzer” della musica (alle volte dimenticando le regole alla base della grammatica italiana) e che solo ora sta raggiungendo una stabilità “numerica”, con questo intendo che gli entusiasti non vincendo il pulitzer sono andati a fare altro, e sono rimasti molti appassionati, che poi sono la stessa tipologia di persone che secoli fa hanno dato vita alla stampa di ogni settore. Non era facile prima, non è facile adesso. C’è sempre molta offerta e poca richiesta, troppe band, troppi dischi, pochi interessati a comprarli o ascoltarli. La sfida è proprio in questo, nel convincere l’ascoltatore a sentirti rispetto ad altri, e non è solo una questione di musica, ma anche di come rendi interessante un progetto.

3. Cosa deve avere un artista al giorno d’oggi per ricreare quella magia quasi oggettiva che veniva riprodotta nei dischi dei Queen o Pink Floyd?

Se uno parte con quel fine, può anche andare a fare un altro lavoro. Non sono cose che puoi pianificare, e se pensi di poter fare un “capolavoro”, di solito poco dopo passerai il tuo tempo a chiederti come mai è un “capolavoro incompreso”. Il problema di molti artisti, che approcciano alla loro musica pensando a quanto piacerà, è che si dimenticano di pensare loro alla loro musica e a farla in maniera sincera. Io non so in quanti abbiano mai preso in mano uno strumento chiedendosi il perchè lo stavano facendo. Molti per imitare i loro idoli, altri per imitare le vite dei loro idoli, pochi per vedere se erano in grado di dire qualcosa con un linguaggio diverso. Ma in tutte queste versioni, se l’approccio è sincero qualcosa di buono potrebbe venirne fuori, paradossalmente anche imitando. Perchè poi uno si stacca dal punto in cui è partito e ne prende coscienza, in questo momento chiave le strade sono due: creare qualcosa di originale o fare una cagata pazzesca. più cerchi di avvicinarti al risultato di un altro artista più ti allontani da quello che potrebbe essere il tuo.

4. Un disco per raggiungere vendite di milioni di copie deve essere per forza un prodotto pop, di moda, uscito dalle menti degli psicologi o e’ sempre il grande successo dei grandi artisti e produttori?

Ma ci sono dischi non pop che hanno venduto milioni di dischi lo stesso. Master of Puppets dei Metallica non è pop.
Bisogna dividere in due categorie: musica e spettacolo. La musica è un mondo che prende in considerazione alcuni degli aspetti dello spettacolo, ma che ha al centro la canzone, il che vuol dire anche vendere milioni di copie, non fare “filosofia” per pochi eletti. Tutti i contenuti che raggiungono il cuore e la testa delle persone sono potenzialmente vendibili a livello universale. Lo spettacolo invece vede la canzone come una parte, non prioritaria se non nel suo essere di facile e veloce fruizione, l’immediatezza spesso è priva di contenuti, al contrario l’immagine e l’intrattenimento sono il fulcro del tutto. Vendi un personaggio e non il suo contenuto. In questi due frangenti psicologi, artisti e produttori devono capire su ogni prodotto come comportarsi. Spesso vedo artisti che vorrebbero essere visti come una band musicale, ma vorrebbero l’esposizione di una star televisiva. Se l’equivoco parte già dall’artista e nessuno mette in chiaro le cose, è ovvio che poi finiscono per essere tutti scontenti. E lì si torna al “capolavoro incompreso”… ahahahahahah

5. Al momento pare che il mercato discografico stia inseguendo l’ascoltatore senza proporre niente di nuovo se non mode alternative non azzeccate (ad esempio il caso Epitaph) vendendo sempre meno nei negozi fisici , internet ne e’ sicuramente complice, quale sarebbe una possibile soluzione per il ribaltamento del sistema?

Non c’è soluzione, la rivoluzione digitale ha permesso a troppi di fare musica, e quindi chi ha veramente qualcosa in più è a rischio estinzione. Non è facile emergere, e l’appiattimento culturale si rispecchia non solo nella quantità di persone che credono che saper cantare meglio di Axl Rose vuol dire diventare più famosi dei Guns’n’roses, ma anche nell’incapacità del capire dove sta il talento da parte dei professionisti della musica. Segui la moda e butti fuori le cose che “potrebbero” funzionare. Quindi non stai scegliendo l’artista in base a quello che vale per te, ma a quello che vale per il mercato, e spesso questa cosa porta molti presunti A&R a dimenticarsi del contenuto, perchè ad imitare son bravi in tanti. Sono talmente bravi che alla fine la gente preferisce andare ad ascoltare le cover band, perchè almeno non deve impararsi nuove canzoni che suonano tipo quelle dei Guns’n’roses. Internet non è complice delle vendite inferiori, Internet è un mezzo. Quando esisteva il vinile, tutti si facevano le cassettine, e ti garantisco che non c’è differenza tra chi scarica un album da un torrent. La pirateria VERA era quella che ti faceva trovare i vinili (tarocchi) degli artisti prima ancora che fossero in commercio nei negozi, usando canali alternativi (di solito i mercati rionali), anzi il digitale ha messo in crisi anche la malavita che aveva un bel mercato basato sulla musica. Il vero problema per molte case discografiche (soprattutto per le 3 gigantesche major fino ad oggi sopravvissute) è che dal digitale non ci guadagnano come guadagnavano da un cd. Se ci pensi mettendo sullo stesso piano un disco in digitale e uno fisico una major è più quello che ci smena che quello che ci guadagna: partendo dal presupposto che i costi di produzione (studio etc etc) sono ammortizzabili da entrambe le situazioni, il cd fisico costa al massimo 2,5 euro di stampa (Siae compresa, e sono stato largo), poi c’è quello che ci guadagna il negoziante (5 euro? vogliamo crederci? No è già tanto se ci guadagna 3 euro) e i costi di spedizione (che spesso non vengono nemmeno calcolati). Su un cd che costa 25 euro e in digitale ne costa 9,99 dal fisico guadagnano tra i 10 e 15 euro puliti. Dal Digitale devi togliere quello che si prende il negozio digitale (ITunes, Amazon etc etc che oscilla tra il 30 e il 20%) e la SIAE. Moltiplica quei 3-5 euro di guadagno in più che fa dal cd fisico per tutti i milioni di copie che vendevano fino a 10 anni fa e avrai chiaro il perchè ora ne sono rimaste solo 3, e quelle 3 si stanno dedicando a tutto furochè a vendere i cd, perchè han capito che non basta più. Sono calcoli approssimativi, e probabilmente contestabili, ho messo quelle cifre per far capire la differenza che corre tra il digitale e il fisico, e per far comprendere che si è passati da un mondo all’altro. Per concludere si torna sempre dove si è iniziato, non si ribalta niente, si può solo sperare che crescano persone che amano la musica e siano in grado di trovare e valorizzare talenti, nel frattempo ci sarà sempre chi sfrutterà la scia di un successo fatto da qualcun’altro fa parte del gioco.

Grazie per il tuo tempo e per le tue parole, spero che le tue risposte siano state d’aiuto a chi voleva vederci più chiaro.

Ricordo che Kappa è A&R e General Manager di Ammonia Records, quindi se amate la buona musica non potete non visitare http://www.ammoniarecords.it/ https://www.facebook.com/ammoniarecords http://www.youtube.com/user/AmmoniaRecords

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