Intervista ai DUFF!

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Bentornati su questi schermi amiche e amici cazzutissimi di Ghost Factory! In questa puntata vi insegnamo come suonare in una band per quasi 20 anni e vi presenteremo i DUFF, che il prossimo 27 febbraio (questo sabato per i rimastelli) si esibiranno al CSOA Macello di Pistoia insieme ai CAUSA, 30MILES e ANGRY PUNX

Ciao ragazzi! O meglio, ciao wagliu’! Dopo tanto tempo tornate a suonare in Toscana e di sicuro rivedrete un sacco di vecchi amici, come vi sentite?

– Non vediamo l’ora, come ogni volta. Del resto nel corso degli anni la Toscana è diventata un pó la nostra seconda casa, e da queste parti abbiamo tanti fratelli con cui condividiamo punkrock ed amicizia da oltre dieci anni.

Ormai vivete tutti in cittá diverse e siete sparsi per l’Italia. Come fate a mantenere i live comunque numerosi e ad organizzarvi così bene? Qual è il segreto?

– Dico sempre che il nostro segreto vero è non fare mai prove. Mantiene viva la voglia di suonare in tutti, e non dai mai nulla per scontato. Inoltre, dopo 20 anni insieme, è tutto quasi automatico e ci capiamo anche solo con un’occhiata. Quando vogliamo introdurre nei live qualche novità ci mettiamo d’accordo prima, ma cerchiamo sempre di mantenere la naturalezza, l’energia e l’urgenza che si ha quando si suona qualcosa per la prima volta. Cerchiamo di evitare di finire su binari precostituiti dell’abitudine, come succederebbe provando 50 volte la stessa canzone. Preferisco che facciamo un errore ma cantiamo un pezzo con la voglia di farlo. Tra il cuore e la tecnica scegliamo sempre il primo, semplicemente perchè abbiamo scoperto che è quello che ci fa funzionare meglio come band.

Col passare degli anni avete indubbiamente stretto con il pubblico Toscano (Livorno, Firenze soprattutto) un rapporto speciale. Secondo voi come mai?

– Probabilmente è che siamo persone molto simili e la vediamo allo stesso modo su tante cose. E non parlo solo di punti di vista politici, ma proprio di modi di vivere. A Livorno, ad esempio, abbiamo trovato un sacco di gente a cui piace divertirsi come noi, che vive come noi, ed indipendentemente da quanta distanza fisica ci possa essere, in quelle due-tre volte all’anno che ti vedi la festa è garantita. Personalmente poi, il primo motivo per cui faccio musica è circondarmi di amici che condividono il mio punto di vista e con i quali mi sento di poter essere me stesso. E’ la cosa più importante, ed è la cosa che ti rimane dopo tanti concerti in giro per l’Italia.

Nella vostra onorata e ormai lunga carriera siete diventati un punto di riferimento nel Punk-Rock all’italiana soprattutto per i vostri testi, una domanda che mi sono sempre posto è: come nasce una canzone dei Duff?

– Nel 99% dei casi sono io a scrivere testi e musiche, nel buio della mia cameretta. Parto da una frase che mi viene in mente già con la musica e il testo, e la registro sul cellulare (fino a qualche anno fa era un mini registratore a cassette). Poi se mi viene subito tutto il resto proseguo, ma capita di rado. Altrimenti cerco di “prendere le distanze”, metto il pezzo da parte per qualche tempo, a volte per qualche ora, a volte per qualche anno. Cerco sempre di tenere ben distinta la componente di ispirazione da quella di rifinitura del pezzo, perchè penso siano entrambi aspetti importanti che devono incastrarsi ma mai inquinarsi a vicenda. Passo ore ed ore, ogni giorno, a scrivere canzoni. Quando sento che il pezzo è maturo, butto giù un’idea di tutti gli strumenti, dal basso ai controcanti alla batteria, e faccio una demo, la mando agli altri ed ognuno cerca di aggiungere qualche idea, qualche nuova parte o qualche modifica sulla struttura. Allora si porta il pezzo in sala prove, lo si lascia crescere con le idee di tutti, ed infine si registra. In passato (in particolare su “12 centesimi” e “Tallone”) abbiamo fatto anche delle preproduzioni, una specie di prova di registrazione “live in studio“ che si fa prima delle riprese vere e proprie, e in quei casi ci ha aiutato ad avere una visione di insieme di tutto il disco. Tra l’altro ultimamente mi sono fatto lo studio di registrazione in casa, per avere la libertà di scrivere, registrare, provare e missare seguendo esclusivamente i nostri tempi e le nostre necessità. Sto seguendo tutti i corsi possibili di gente come Dave Pensado, Chris Lord Alge, Andrew Scheps, sono diventato un mezzo maniaco del mixing.

“Ci sono gente che non stanno bene” è il vostro ultimo lavoro in studio, avete in programma di registrare nuovi pezzi nel prossimo futuro? Quando vedremo uscire il prossimo disco dei Duff?

– Stiamo cercando nuove strade anche in questo senso, ci interessa trovare modi nuovi, più snelli ed efficaci per pubblicare la nostra musica. Negli ultimi mesi abbiamo scritto e registrato un nuovo singolo, uscirà tra Marzo e Aprile. Intanto c’è una bella novità in arrivo nei prossimi mesi, che ci consentirà di portare la nostra musica in posti del mondo in cui non è ancora mai arrivata, e non vediamo l’ora di vedere cosa succede.

Avete mai pensato di mandare affanculo tutto e organizzare un tour fuori Italia?

– Decisamente si, e non è detto che prima o poi non lo faremo.

Avete comunque alle spalle tante esperienze e concerti da poterci scrivere un libro o due. Raccontateci una delle storie dei Duff più belle che avete!

– Quella del libro è una dimensione che mi affascina molto, mi piacerebbe davvero. Ma scegliere una sola storia è impossibile, sono talmente tante…dalle follie dei primi tour, a quando a Perugia ci hanno pagato per un concerto in monete, a quando abbiamo rischiato involontariamente di uccidere Basile durante uno “schiaffo del soldato” a Salerno o quando ci hanno chiamato “terun” appena iniziato il soundcheck in provincia di Udine, alla volta in cui ho vomitato dalla finestra… se se ci penso mi vengono in mente mille aneddoti, anche se probabilmente non sono tutti raccontabili. Del resto, il secondo motivo per cui faccio musica è avere tante storie da raccontare quando saró vecchio.

Qual è stato il concerto che vi ha influenzato di più? Quello dopo il quale avete capito di voler fare Punk-Rock nella vita?

– Quello che per me ha cambiato tutto, ma purtroppo non ero lì fisicamente, è Jaded in Chicago ’94 dei Green Day. Me lo prestó nel 95 mio cugino Furlano, il nostro ex bassista, era una cassetta videoregistrata in VHS da MTV. All’epoca conoscevo solo Pistols e Clash ma non mi facevano impazzire, eppure quel video, a 15 anni, mi ha convinto ad essere un Punkrocker, per la vita. Il concerto più importante in cui invece ero fisicamente presente è stato il Teste Vuote Ossa Rotte di Milano, nel giugno 98, con Nofx, Rancid, Primus, BuzzCocks, H2O. C’era un’elettricità incredibile nell’aria, ed ancora oggi continuo a cercare quella stessa sensazione ogni volta che suono.

Quale sarebbe il consiglio che dareste ai giovanissimi voi, e ai giovani in generale?

– Ai giovani in generale, dal primo all’ultimo, consiglierei assolutamente di prendere in mano uno strumento e suonare, e non per inseguire illusioni di successo, ma per essere persone migliori. Nel bene e nel male, per fare musica oggi bisogna avere il pelo sullo stomaco ed essere realisti, è tutto molto meno romantico di come lo raccontano nei film: non esistono groupie a fine concerto, quasi sempre si dorme alla meno peggio, il furgone puzza di piedi e sul palco non si sente niente. Eppure continui a farlo lo stesso. Ai giovani Duff consiglierei di rifare tutto daccapo, uguale a come l’hanno fatto.

Chiudo l’intervista con la classica domanda: quali sono i vostri progetti futuri?

– Sconfiggere la crisi e, se possibile, anche i Modà.

Intervista a cura di Alessandro Biagiotti.

Link evento sabato 27FEB: DUFF : Causa : 30Miles : Angry Punx live | CSOA Macello – Pistoia

 

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