“PØNK”: Intervista a Chiara Borredon

Buonsalve a tutti i lettori, abbiamo fatto due chiacchiere con Chiara Borredon su “PØNK” il suo nuovo progetto fotografico. Per chi non la conoscesse, Chiara è una fotografa e videomaker livornese classe ’94, formatasi alla scuola di fotografia internazionale APAB di Firenze ed artista del roster Ghost Factory Records & Arts.  Adesso però bando ai preamboli e diamoci alle ciance.

Ciao Chiara, presentati ai lettori e dicci come ti è venuta in mente questa pazzia e a che scopo.

Ciao Sam, innanzitutto grazie per questa interview; è bello tornare su questo blog dopo tanto tempo. Per chi non mi conoscesse, sono Chiara, sono ancora relativamente giovane, faccio foto e video alla gente che suona dal 2012 e recentemente ho sfornato PØNK, l’ennesimo dei miei progetti personali e il primo in cui ho attivamente illustrato le mie fotografie. Lo scopo è racchiudere finalmente la mia identità in un lavoro, quello che sono grazie a tutti questi gruppi. E’ un progetto che va inteso in un modo puramente estetico, che vuole svecchiare tutta la fotografia di scena musicale, che dai, è tutta uguale.

Cosa ne pensi dell’ambiente fotografico professionale alle porte del 2020? Esiste ancora il romanticismo del carpe diem nello scatto di un’opera artistica?
L’ambiente fotografico pro ultimamente è un po’ una merda, sinceramente. Più che altro stiamo vivendo un periodo molto PIENO: tutti sono fotografi, e tutti ne sanno più di te. L’arte è diventata tutta una gara, per questo mi sta un po’ sul culo andare alle mostre ultimamente. Non è evitare il conflitto eh, è proprio ignorarlo. Il problema è il voler dare necessariamente un significato così pregno di retorica e filosofia alla fotografia, tutti si comportano come se avere una macchina in mano fosse la penna per scrivere la verità assoluta; dal mio punto di vista non dovrebbe mai essere così. Poi anche io sono una rompiballe, lo sai, sono iper polemica ma a casa mia: ultimamente vedo fioccare progetti personali come funghi, che troppo spesso vogliono ergersi a progetto dell’anno per il concetto che vogliono esprimere ma che alla fine sono realizzati abbastanza con i piedi (e se magari provi a fare mezza critica costruttiva, ti trovi l’esercito a spararti a vista). Quindi a quel punto, uno sta zitto e si tiene le critiche per se’. 
Il romanticismo del Carpe Diem come dici tu, dal mio punto di vista si è evoluto. Per esempio, PØNK è il Carpe Diem per eccellenza, movenze, urla, attimi nel pubblico, sono attimi di un concerto che non si ripeteranno mai. Il ragazzetto al Punk Rock Holiday perfettamente illuminato e alto tra la folla, capisci che non capita sempre. 
Qual’è il fattore più emozionante di fotografare dei musicisti in tour?
La domanda che mi mette un sacco di malinconia! Smettendo di andare sempre in giro, ho capito quanto in realtà mi manchino delle situazioni specifiche dei tour; ad un fotografo rookie, se vuole crescere come fotografo e come persona, direi immediatamente di trovare un gruppo punk rock giovane con cui andare in tour. Se possibile, un “primo” tour: io ho avuto la fortuna di vivere un “primo” tour europeo e lo ricordo con amore infinito. Ci sono un sacco di timori, un sacco di preoccupazioni, ma un sacco di gioia. Poter fotografare tutto questo è un privilegio meraviglioso da fare con delicatezza. Perchè in un tour è normale immortalare anche la stanchezza infinita, e la linea di demarcazione fra divertimento e fastidio è veramente minima. Ogni volta che sono andata in tour, ogni volta che c’era una data, (in questo caso coi Crosswise Decay (ascoltateli sono fichi)), la cosa veramente fica era sentirsi vivo rendendosi conto della gioia dell’altro, della sua stanchezza… è strano e difficile da spiegare, e anche io l’ho capito dopo, ma i tour coi musicisti ti rendono molto più empatico e attento nei confronti delle altre persone. Mettici che poi vedi sempre posti nuovi, hai fatto bingo. Adottatemi dai, sono brava.
Come sei entrata in contatto con la musica indipendente e con le realtà musicali locali?
E’ successo così tanto tempo fa che non mi ricordo nemmeno cos’è successo esattamente. Quello che so per certo è che non farei ciò che faccio e non sarei quello che sono ora, anche personalmente, se non fosse per la famiglia enorme che è Inconsapevole Records: ricordo solo che improvvisamente (era tipo il 2013), ogni venerdì ero a vedere i concerti organizzati da loro al Surfer Joe, qui a Livorno. La mia Scena è Mia, e tento sempre di difenderla e supportarla come posso, anche se il lavoro mi distrugge fisicamente.
Hai lavorato anche con i nostri 30 Miles e i Crosswise Decay, perchè ti attira così tanto l’ambiente punk rock?
E’ una domanda a cui non so rispondere, forse un mix di tutto quello che ho già scritto. Forse ci sono finita perché doveva essere così tipo butterfly effect / sliding doors. Quel furbacchione dell’Universo a volte ti fa questi scherzetti. Tuttavia ci rimango, perché è un ambiente rispettoso, che si aiuta a vicenda sempre e il più possibile; e poi è bello, il senso di appartenenza che senti ad un concerto di questo genere; ti fa star bene, senti che non ci sono conflittualità. O magari sono io che sono il Buddha, non so. 
A quali progetti stai lavorando attualmente e cosa potremmo aspettarci in futuro?
Per adesso ho fatto una marea di video musicali, veramente tanti e tutti con gente molto okay, è stato un anno produttivo da quel punto di vista. Ho intenzione di continuare PØNK ma dando ai volti dei nomi veri e delle storie, trasformarlo in una photozine vera. Per il futuro non so, vediamo dove mi porterà il flow. 
Grazie Chiara per aver trovato il tempo di spiegare la tua visione e i tuoi progetti.
Saluta i lettori e dicci dove possiamo trovarti nel web.
Ciao ragazzacci, è stato un piacere fare quattro chiacchiere. Se volete approfondire, chiacchieriamo!
Per il resto, potete dare un’occhiata al mio sito:
https://borredonchiara.myportfolio.com/work-1 
IG – chiara.redraccoon
FB – https://www.facebook.com/brdnPH/

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